La Storia della Fiera
 
Don Gianantonio Priante, parroco di Pozzo dal 1499 al 1528 ma anche notaio del paese,
tra le sue carte notarili lasciò anche una specie di rendiconto delle entrate e delle uscite di quell’anno iniziato male
perché in Gennaio era morto suo padre. Dopo la Memoria de danarj..habudj da diverse persone,
in tutto 60 troni e 7 marchetti, c’era anche la conta dei Danari spesi, piena di varie voci ,
tra cui spiccano 2 troni e 10 marchetti per il pesse per la festa de S. Valentin e 3 troni per il pan per dita festa.
Lo scrittore Giovanni Lanaro, nativo di Longa di Schiavon, nel 2006 ha pubblicato il racconto “ A San Valentin”,
che descrive al meglio la magia della fiera quando ancora si svolgeva davanti alla chiesetta.
Già dopo la befana si pensava alla grande festa. Gli interessati preparavano per tempo le cose, gli oggetti da porre in vendita.
In casa e soprattutto nei filò nelle stalle, quando le serate iniziavano al calar del sole e si protraevano per ore ed ore,
tanto da sembrare interminabili, se ne parlava a lungo ricordando i fatti salienti dell’anno precedente.
Ogni capofamiglia faceva i conti delle cose e degli attrezzi di cui doveva fornirsi per la futura stagione.
San Valentin veniva a cadere in un momento particolare dell’anno, cioè sul finire dell’inverno;
per questo costituiva una specie di apertura della nuova annata. La festa era sorta come commemorazione religiosa in onore del santo;
però poi col passare del tempo assunse l’aspetto di manifestazione profana; per questo era chiamata anche Fiera di San Valentin.
…Quella di San Valentin aveva una risonanza molto vasta, perché vi affluiva gente da tutti i dintorni e da molti chilometri…
Non c’era gelo, neve o pioggia che rallentasse la fiumana dei partecipanti , perché ogni anno questa festa aveva qualcosa di nuovo,
d’interessante e di attraente soprattutto per il mondo contadino.
A mano a mano che ci si avvicinava al posto si udiva un ronzio sommesso, simile a quello fatto da un’arnia di api in piena estate;
questo poi andava via via crescendo fino a trasformarsi in chiasso, da cui emergeva ben distintamente il suono dei grammofoni a manovella
che le varie giostre ed i vari baracconi avevano.
Descrivere com’erano disposti i venditori e le bancarelle è quasi impossibile, perché non c’era un ordine.
Gli unici punti di riferimento erano costituiti dalla chiesetta e dalla stradina vicina.
C’era l’angolo dove si mettevano i venditori di strope, detti per questo stropari…Gli interessati le tastavano e poi ne prendevano una;
la giravano su se stessa per saggiarne l’elasticità e alla fine domandavano il prezzo.
Altra attrazione era costituita dal banco dei cavallari, cioè dei venditori di finimenti per cavalli, come briglie,
comaci (collari) cinghie di ogni genere, selle, tiranti, redini ed altro.
Ma la grande manifestazione si svolgeva nel pomeriggio: vi interveniva tutta la gioventù della zona.
La fiera si trasformava in festa paesana. Era il momento più bello ed esaltante per i numerosi svaghi che l’animavano.
Nelle varie bancarelle erano esposti tutti i tipi di sagra ed una montagna di dolciumi; in più c’erano spumiglie e tiramolla di tutti i colori
che i venditori fabbricavano sul posto con i loro attrezzi.
La sagra di San Valentino era nota per le naranse, cioè le arance, e per le fave. Le prime erano il frutto della stagione, perché belle,
grosse, sugose, mentre le seconde costituivano la novità o meglio l’attrazione della festa.
E così dopo ogni San Valentino la vita in paese riprendeva con maggiore slancio sollecitata dal desiderio e dalle premesse di una nuova
e più prosperosa stagione, ricca di messi e di tante soddisfazioni nel lavoro dei campi : punto di riferimento di ogni attività produttiva.”
Dal 1956 la Fiera di San Valentino si è trasferita nel centro del paese di Pozzoleone, assumendo definitivamente una dimensione civile
e connotandosi particolarmente per l’esposizione di macchine, attrezzi e prodotti agricoli.

 

Tratto da POZZO, la FRIOLA e la CONTRADA degli SCALDAFERRO di Giordano Dellai

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